Non chiamatelo “rosatello”

La prima impressione davanti a un vino come il Rosantico di Bressan è inevitabilmente quella di trovarsi davanti a qualcosa di difficile da catalogare. Moscato rosa, 13 gradi alcolici, annata 2015: elementi che già suggeriscono un vino molto distante dall’idea più comune di rosato.

Anzitutto è un rosato “vecchio”, anche se maturo sarebbe probabilmente il termine più corretto. La categoria viene infatti associata soprattutto alla pronta beva, all’immediatezza e alla fragranza. Rosantico, invece, prende una direzione completamente diversa.

È un rosato vigoroso, che canta a petto alto e non teme di superare per intensità persino alcuni vini rossi. Un vino dalla personalità quasi spavalda, capace di sfiorare la superbia senza però risultare fuori posto.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che trovo più interessanti. La categoria dei rosati è stata spesso banalizzata, associata a vini semplici, freschi e destinati a essere consumati senza troppe domande. Rosantico dimostra invece che anche un rosato può avere struttura, profondità e una propria ambizione.

Naturalmente, un vino del genere potrebbe anche non convincere. È lontano dall’immaginario più consueto del rosato e non cerca particolari compromessi. Proprio per questo, però, sembra essere il risultato di una scelta precisa: un rischio calcolato, nato da un’intuizione tutt’altro che convenzionale.

Intuizione che sa di… Moscato rosa

Fra gli aspetti più curiosi di Rosantico c’è sicuramente il vitigno da cui nasce. Il Moscato rosa è una varietà aromatica poco diffusa, generalmente impiegata per la produzione di vini dolci. Ritrovarlo alla base di un rosato come questo rende quindi la scelta ancora più particolare.

A rendere tutto più curioso è poi il territorio. Un Moscato rosa di questo genere, in Friuli, non è esattamente qualcosa che ci si aspetterebbe di incontrare.

Ritengo quindi questa scelta decisamente fuori dal coro. Prendere un vitigno che difficilmente si immaginerebbe in questa veste e trasformarlo in un rosato di tale spessore richiede sicuramente una certa dose di coraggio, ma anche un’idea molto precisa di ciò che si vuole ottenere.

Ed è forse proprio questo l’aspetto che più mi incuriosisce: dimostrare che un vitigno può raccontare qualcosa di completamente diverso da ciò a cui siamo abituati ad associarlo.

Una scelta ponderata e originale, frutto di un’intuizione che, almeno a me, viene spontaneo riassumere così: e famolo strano!

Un abbinamento alla cieca

Non avevo mai assaggiato Rosantico. La bottiglia mi è stata regalata e quindi non avevo precedenti con cui confrontarmi, né tantomeno un’idea precisa dell’abbinamento.

Ho deciso di fare quello che, in questi casi, trovo più divertente: andare un po’ alla cieca e lasciare che sia il vino a suggerire la strada.

È nato così uno spaghetto al tonno e pomodorini secchi sott’olio. Una preparazione semplice, ma arricchita da qualche dettaglio: gambi di prezzemolo sminuzzati finemente e un cucchiaino abbondante, ma rigorosamente “ino”, di paprica dolce.

Mentre preparo il piatto, assaggio finalmente Rosantico.

Devo dire che l’immediatezza non è forse la sua qualità principale. Il primo impatto mi lascia quasi stordito e faccio fatica a mettere ordine nelle sensazioni. Ma con alcuni vini ci vuole pazienza, soprattutto quando si tratta di un rosato del 2015.

Aspetto.

E la chiarezza non tarda ad arrivare.

L’aspetto è meraviglioso: sembra quasi un vino rosso scarico, con un colore corallo che ha qualcosa di “antico”. Non tanto per la luminosità, che è invece bella vivace, quanto per quella tonalità che mi ricorda certe tappezzerie d’altri tempi.

Il naso è però la parte più straordinaria.

Quasi moresco, se potessimo usare questo termine per descrivere un vino. Un concentrato di profumi che, per qualche strano motivo, mi porta con la mente verso luoghi orientali in cui non sono mai stato.

Rosa e la sua essenza, sandalo e incenso, geranio. Poi piccoli frutti rossi e aciduli, pesca e spezie dolci. Infine una nota di radice e rabarbaro.

Si coglie anche una lieve sensazione pseudocalorica, che mi richiama alla mente quella di una calda notte d’estate.

È uno di quei vini che stimolano anche la parte più filosofica e poetica di chi li assaggia. Non si limitano a suscitare una reazione immediata, come un semplice “mi piace” o “non mi piace”, ma sembrano chiedere qualcosa in più: tempo, attenzione e un po’ di immaginazione.

Al palato è fresco e avvolgente, equilibrato e persistente. Forse meno aromatico rispetto a quanto lasciava immaginare il naso, ma comunque dotato di buona struttura.

Una piccola divagazione: se fossimo in un articolo di Abbinamenti libro-vino, probabilmente Rosantico mi ricorderebbe L’Alchimista di Paulo Coelho. Un libro capace di far viaggiare per terre lontane, seguendo Santiago nella ricerca del tesoro sognato e attraverso le sfide che incontra lungo il cammino.

E con lo spaghetto?

Sì, ci stava.

Forse risultava un filo troppo acido per il piatto, ma riusciva comunque a sposarne bene le diverse componenti. Probabilmente il tonno fresco avrebbe dato qualcosa in più, ma non mi pento di non essere corso a cercarlo appositamente: anche un tonno in scatola di buona qualità può funzionare.

La parte più divertente è stata però proprio fare tutto alla cieca. Non conoscevo il vino e non avevo mai sperimentato neppure quel piatto.

Se dovessi riprovarci, sceglierei comunque preparazioni più articolate: una paella, un pollo al curry, degli spaghetti alla bottarga. Piatti caratterizzati da sapori intensi, ricchi o sapidi, magari con una componente leggermente affumicata.

Rosantico vino Bressan

In conclusione

Rosantico è un assaggio che ha dello straordinario. Non lo considero il rosato che più ho amato finora, ma è stato capace di trasportarmi e appassionarmi con la qualità di un calice di alto livello. Ed apprezzo molto che un produttore come Bressan abbia osato creando un vino come questo. A partire dalla scelta del vitigno, e da quella di metterlo in commercio con un tempo di affinamento insolito per un vino rosato. Ne ho apprezzato le sfumature e l’impronta olfattiva, così capaci di non farlo apparire solo un vino, ma di farti compiere quasi un viaggio di sensi. Il suo prezzo è abbastanza importante, ma come vi accennavo, è un assaggio che vale la pena fare almeno una volta.

AM