Non chiamatelo “rosatello”

Cosa fai quanto ti ritrovi a bere un vino come il Rosantico di Bressan? Se è la tua prima volta, ti salgono mille dubbi. Di che vino si tratta? Si legge: Moscato rosa. Poi si legge anche che fa tipo 13 gradi e che riporta l’annata del 2015 (quindi, ad oggi, circa 7 anni di vita). Tutto questo vuol dire tutto e niente, perché anche se siete soliti apprezzare i rosati, probabilmente non avrete mai bevuto niente del genere prima.

Anzitutto è un rosato “vecchio”, anche se il termine più appropriato sarebbe “maturo”. L’idea che ci facciamo di questo genere di vino è che infatti sia soprattutto concepito per la pronta beva, l’immediatezza e la fragranza. Ma con un rosato come Rosantico, la situazione cambia. Ci troviamo di fronte a un vigoroso rosato, un rosato che canta a petto alto, e che non teme di superare di intensità persino alcuni vini rossi.

Un vino concepito con una tale spavalderia quasi, da risultare quasi superbo. Invece io penso che sia sempre una bella scoperta un rosato dotato di una certa grinta, considerando che si tratta normalmente di una categoria di vino spesso (ingiustamente) banalizzata.

Ma un vino come Rosantico potrebbe anche non piacere, premetto. Non ha nulla a che vedere coi vini rosati a cui siamo sempre stati abituati. Eppure ha tutta l’aria di essere un rischio perfettamente calcolato, parte di un’intuizione geniale.

Intuizione che sa di…Moscato rosa

Fra gli aspetti più curiosi di Rosantico, è che è prodotto da un vitigno aromatico, di per sé poco diffuso, e generalmente impiegato per vini dolci. Questo lascia ancora più sbalordito l’assaggiatore curioso. Siamo sempre più davanti a un vino fuoriclasse! Senza considerare che proviene da una regione non proprio nota per vini del genere. In Friuli infatti mai vi aspettereste di trovare un Moscato rosa del genere! Ritengo questa scelta senz’altro fuori dal coro, ma spesso chi si prende rischi del genere è sicuro di proporre un prodotto originale e praticamente indiscutibile. Produrre un rosato di tale spessore a partire dall’ultimo dei vitigni che vi potreste immaginare lo rende già solo per questo un vino da provare almeno una volta nella vita! Il frutto di una ponderata e geniale intuizione, della serie: e famolo strano!

Si ma da cosa sa e con cosa lo abbini? Ed io ho fatto tutto alla cieca

Questa bottiglia mi è stata regalata pertanto non avevo precedenti con l’assaggio che mi consentissero di valutare con quale abbinamento lo avrei addirittura valorizzato. Così ho deciso di seguire la vena creativa del vino stesso, osare, intuire un abbinamento che avrebbe potuto centrare l’obiettivo. Decido quindi di fare uno spaghetto al tonno. Naturalmente voi capirete che io adoro la pasta col tonno, ma volevo articolare un po’ il piatto immaginando che questo vino avrebbe regalato qualche spunto di complessità un po’ più importante.

Decido quindi di fare uno spaghetto al tonno e pomodorini secchi sott’olio. Fra i pochi ma vari ingredienti impiegati per la ricetta ci sono anche: gambi di prezzemolo sminuzzati finemente, un cucchiaino (abbondante ma “ino”) di polvere di paprica dolce.

Mentre preparo il piatto, assaggio finalmente il Rosantico. Devo dire che l’immediatezza non è forse la sua qualità principale. Sono anzitutto un po’ stordito e impreparato da questo assaggio, che inizialmente fatico a definire. Ma con alcuni vini ci vuole pazienza (specie con un rosato del 2015!), quindi aspetto. La chiarezza non tarda ad arrivare ed ecco cosa ho mentalmente annotato di questo vino.

Anzitutto l’aspetto è meraviglioso, appare quasi come un vino rosso scarico, un rosato corallo effettivamente un po’ “antico” ma nel senso che ricorda tipo qualche tappezzeria di antiquariato, perché circa alla lucentezza è bello vispo.

Il naso è la parte più straordinaria. Quasi un moresco, se potessimo usare il termine per definire un vino, un concentrato di profumi che mi fa un po’ strano perché mi richiama a qualche paese orientale in cui però non sono mai stato. Un’esuberanza di sfumature di rosa e della sua essenza, sandalo ed incenso, geranio, sino a note di piccoli e acidi frutti rossi, pesca, spezie dolci. Un tocco di radice e di rabarbaro. Si coglie una lieve nota pseudocalorica, che mi richiama alla sensazione di una calda notte di estate. Vedete questo vino stimola molto la parte filosofico-poetica di chi lo assaggia perché non si limita a suscitare, a mio avviso, reazioni stabili come “mi piace” e “non mi piace”.

Al palato è fresco e avvolgente, equilibrato, forse non tanto aromatico quanto al naso, ma comunque persistente, di buona struttura.

Piccola nota: se fossimo in un articolo di Abbinamenti libro-vino, probabilmente mi richiamerebbe in qualche modo l’Alchimista di Coelho. Un libro che ha la capacità di farti viaggiare per terre lontane, dove il protagonista Santiago cerca di raggiungere un tesoro sognato, accogliendo le varie sfide che si pongono nel suo cammino.

Se ci stava bene con lo spaghetto

Sì, ci stava bene. Forse un pelo troppo acido per il piatto, ma lo sposava abbastanza bene in tutte le sue componenti. Forse il top sarebbe stato usare un tonno fresco per l’occasione, ma non mi pento di non essere corso a cercarlo per l’occasione, e anche per voi sappiate che andrà benissimo anche un tonno in scatola di buona qualità. La figata è stata piuttosto condurre tutto alla cieca, perché neanche il piatto avevo davvero mai sperimentato!

Se dovessi abbinarlo in futuro invece sceglierei comunque piatti un po’ articolati, una paella, un pollo al curry, spaghetti alla bottarga, piatti che abbiano sapori intensi, ricchi o sapidi, vagamente affumicati.

Rosantico vino Bressan

In conclusione

Rosantico è un assaggio che ha dello straordinario. Non lo considero il rosato che più ho amato finora, ma è stato capace di trasportarmi e appassionarmi con la qualità di un calice di alto livello. Ed apprezzo molto che un produttore come Bressan abbia osato creando un vino come questo. A partire dalla scelta del vitigno, e da quella di metterlo in commercio con un tempo di affinamento insolito per un vino rosato. Ne ho apprezzato le sfumature e l’impronta olfattiva, così capaci di non farlo apparire solo un vino, ma di farti compiere quasi un viaggio di sensi. Il suo prezzo è abbastanza importante, ma come vi accennavo, è un assaggio che vale la pena fare almeno una volta.

 

Alla prossima!

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