Ritorni

Sono appena passati dei mesi fantastici in preparazione al mio matrimonio, che si è degnamente concluso con un viaggio di nozze presso una terra affascinante e complessa al tempo stesso, ovvero la Thailandia. Durante questo periodo mi sono quindi un po’ assentato dalla scrittura, e arricchito nel frattempo di tante belle emozioni che auguro a chiunque di provare!

Oggi torno a scrivere per parlarvi di un vino che di fatto, ha accolto il nostro ritorno post viaggio di nozze, in occasione del primo pranzo “italiano” dopo due settimane di cucina thailandese! La scelta del ristorante è ricaduta da Busatto a Quinto di Paese, un posto che abbiamo scoperto con piacere e apprezzato per l’ottima qualità del cibo e la freschezza delle materie prime. Ma non solo. La carta vini del ristorante conta diverse proposte interessanti, qualcuna più conosciuta, ed altre più “anonime” come quella del vino di cui vi parlo oggi. Che cosa aspettarsi infatti da un “Elba bianco”?? La curiosità mi ha catturato perché devo ammettere che non conosco affatto la zona e trovavo soprattutto singolare la scelta un po’ azzardata di mettere un vino di quella zona su una carta vini.

Se siamo qui a parlarne quindi è perché questo azzardo alla fine mi è piaciuto ed è un vino che secondo me vale la pena provare!

La virtù delle piccole realtà

Prima di scegliere la bottiglia mi informo velocemente su qualche dettaglio in più a proposito del vino: si tratta di un blend di Vermentino, Viognier e Procanico. I piatti che abbiamo scelto sono a base di pesce, fra antipasti e frittura, ma senza pensare troppo all’abbinamento sono a questo punto sempre più curioso di scoprire questa bottiglia assolutamente inedita per me.

L’azienda che lo produce, Chiesina di Lacona, è una piccola realtà, nata veramente pochissimo fa, nel 2019. Il nome deriva dalla chiesa di Madonna della Neve, collocata proprio sopra i vigneti a Lacona. Una viticoltura condotta, anche se per ora non ancora certificata, con filosofia biologica e grande attenzione all’impatto ambientale. Il paesaggio e terroir posso solo immaginarmeli, una spettacolare realtà avvolta e cullata dalla vicinanza col mare. Sono circa 20mila le bottiglie prodotte dall’azienda in totale, numeri che mi fanno sempre un po’ emozionare a essere sinceri!

La degustazione

La prima impressione che ho avuto assaggiando questo vino, è che aveva una bellissima personalità, perfettamente a proprio agio nel calice, dove sembrava non vedere l’ora di aprirsi man mano. Anche se, a dire il vero, siamo davanti a un vino che sebbene dotato di una buona complessità, si rivela estremamente agile nella beva, grazie ai suoi 12,5 gradi!

L’impatto olfattivo è bellissimo: un’esplosione di mediterraneità fatta di sentori di erbe officinali, anice, sbuffi di lavanda, toni agrumati, di pesca bianca, nespola, liquirizia. Un’intensità fine che si coniuga perfettamente al sorso garbato e pulito, definito da freschezza e sapidità ben equilibrate fra loro. Il calice è super estivo, da servire ben fresco per assaporarlo man mano, a volte con più attenzione, a volte con più spensieratezza!

Un vino che sposa perfettamente la cucina di mare, supportando anche qualche sapore leggermente più deciso come la frittura coi sardoni o i fiori di zucca ripieni di baccalà.

Insomma, una bellissima scoperta e un bel “bentornati”! A Ristorante Busatto i complimenti non solo per l’ottima cucina, ma anche per aver osato una scelta un po’ meno convenzionale e inserito un vino che come questo ha voglia di raccontarsi nel calice e per le sue origini.

E voi lo avevate mai provato??

Quali altri vini della zona mi consigliereste?

 

Alla prossima!

 

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