Territori nel territorio a confronto
Domenica 18 ottobre si è svolto Rosso Autoctono, l’evento organizzato da AIS Veneto presso il Santa Caterina di Treviso, dedicato all’approfondimento delle varietà a bacca rossa del nostro territorio.
Alla manifestazione hanno partecipato oltre 50 produttori provenienti dalle diverse aree vitivinicole del Veneto, con banchi d’assaggio e masterclass dedicate a specifici territori.
Ho trovato interessante, anzitutto, la possibilità di avere a disposizione, nello stesso contesto, vini provenienti da aree differenti della regione. Naturalmente, una giornata di degustazione non può essere esaustiva e assaggiare molti vini non significa necessariamente riuscire ad approfondirli tutti.
Tuttavia, questo appuntamento ha permesso di mettere facilmente a confronto non soltanto territori simili, ma anche denominazioni e interpretazioni differenti delle stesse varietà. È il caso, ad esempio, dei tagli bordolesi dell’Asolano e dei Colli Euganei, due realtà che offrono interessanti spunti di confronto.
Un altro aspetto che ho apprezzato è stata la possibilità di dare visibilità a realtà produttive meno conosciute e a vini che, pur provenendo da zone note soprattutto per altre produzioni, meritano maggiore attenzione. Penso, ad esempio, al Colli di Conegliano Rosso Riserva, una tipologia che ho avuto modo di scoprire proprio in questa occasione.
Masterclass sui Colli Euganei

In occasione di Rosso Autoctono ho partecipato alla masterclass dedicata ai vini rossi dei Colli Euganei, guidata da Gianni degli Innocenti e presentata da Antonella Pivaro, in rappresentanza del Consorzio Vini Colli Euganei.
Il relatore ha introdotto subito una questione interessante: da quanto tempo raccontiamo i Colli Euganei descrivendoli quasi esclusivamente come un territorio vulcanico?
L’attuale conformazione di quest’area è il risultato di profonde trasformazioni geologiche avvenute nel corso dei millenni. Se la matrice vulcanica rappresenta certamente uno degli elementi più rilevanti, il territorio presenta una complessità maggiore, fatta di substrati e caratteristiche differenti. Il relatore ha efficacemente definito questa varietà come un vero e proprio mosaico.
Ecco allora che anche i vini prodotti in quest’area possono essere letti come il risultato di un lavoro di interpretazione di questo mosaico: spetta ai produttori comprenderne le diverse sfumature e cercare di valorizzarle attraverso le proprie scelte viticole ed enologiche.
I vini in degustazione
Colli Euganei DOC Triangolo – Terregaie, 2021
Prodotto con il 60% di Merlot, il 20% di Cabernet Sauvignon, il 15% di Cabernet Franc e il 5% di Raboso, proviene da terreni basici ed è affinato per 18 mesi tra botti grandi e barrique.
Un vino che offre un buon equilibrio tra freschezza e maturità. Al naso si percepisce una piacevole fusione di note fruttate e floreali, accompagnate da sentori di rabarbaro, sfumature ferrose ed ematiche e toni vegetali. Al palato è intenso e concentrato, ma conserva una bella freschezza che ne favorisce la scorrevolezza.
Carmenere – Le Volpi, 2020
Vale la pena soffermarsi su questa varietà, a lungo confusa con il Cabernet Franc, soprattutto a causa della promiscuità degli impianti vitati. Il Carmenere è stato riconosciuto come vitigno geneticamente distinto e rappresenta oggi una presenza interessante nel patrimonio ampelografico veneto.
La sua maturazione richiede attenzione: raggiungere un adeguato livello di maturità può contribuire a esprimere un profilo tannico più morbido e armonico. I Colli Euganei offrono condizioni che possono favorire questo processo.
L’interpretazione di Cantina Le Volpi nasce da uve coltivate su terreni basici con presenza di scaglia rossa. Il vino affina per 36 mesi in tonneaux di secondo e terzo passaggio, seguiti da un anno in cemento.
Al naso emerge un profilo minerale e floreale, che lascia spazio a note di fumo, cenere e pepe, accompagnate da sensazioni fruttate di mora e succo d’arancia. Chiudono il quadro i richiami balsamici e alla liquirizia. Al palato è verticale e slanciato, con una buona trama tannica sostenuta da freschezza e balsamicità.
Marcus – Marco Sambin, 2022
Un vino prodotto con un approccio biologico e biodinamico, a partire da Cabernet Sauvignon (75%), Merlot (20%) e Cabernet Franc (5%), coltivati su terreni a base calcarea con piccole venature di selce nera.
La fermentazione avviene con lieviti indigeni. Il vino svolge la fermentazione malolattica e affina per 18 mesi in barrique di primo e secondo passaggio, per poi proseguire in acciaio e trascorrere un ulteriore anno in bottiglia.
Questo vino di Marco Sambin ha offerto nel calice eleganza, intensità e finezza olfattiva: ottime premesse, soprattutto considerando la calda annata in cui è stato prodotto. Il frutto è profondo e concentrato, accompagnato da cenni balsamici e da una componente ematica. Emergono anche note agrumate che ricordano il legno di cedro, seguite da grafite e sigaro.
Al palato è vigoroso, a tratti quasi piccante. L’ingresso è rotondo, ma lascia progressivamente spazio a una sensazione più grintosa, sostenuta da una materia tannica ben presente. La struttura dei tannini, tuttavia, non compromette la persistenza: il finale è intenso e piacevole.
Probabilmente il mio vino preferito della masterclass!

Colli Euganei Riserva Notte di Galileo – Cantina Colli Euganei, 2022
Un assemblaggio di Merlot e Cabernet Sauvignon in proporzione 60/40, ottenuti da uve coltivate su terreni calcarei, argillosi e vulcanici. L’affinamento previsto è di 15-18 mesi in barrique di primo, secondo e terzo passaggio.
Al naso si presenta con un profilo caldo e potente, in cui emergono note di confettura e amarena, accompagnate da sfumature floreali dai richiami quasi metallici.
Al palato ritroviamo un’espressione carnosa e succosa, coerente con l’impatto olfattivo e con la maturità del frutto percepita al naso.
Colli Euganei Riserva Riserva 120 – Tenuta Gambalonga, 2021
In questo caso, l’assemblaggio è composto da Cabernet Sauvignon e Merlot in proporzione 60/40, con uve provenienti da terreni sedimentari e calcarei. Il vino affina per 15 mesi in tonneaux di primo e secondo passaggio.
Il profilo olfattivo è articolato: emergono note di buccia d’arancia, tostatura e resina, accompagnate da sensazioni ematiche, grafite, polvere di caffè e cenere. Al palato rivela una maggiore evoluzione, entrando vellutato per poi diventare più vigoroso e graffiante. Un vino che sembra avere ancora un lungo percorso evolutivo davanti a sé.
Colli Euganei Riserva Rossura dei Briganti – Cantina Turetta, 2020
Un rosso composto per il 70% da Merlot e per il restante 30% da Cabernet Sauvignon, ottenuti da uve provenienti dal versante settentrionale del Monte Cinto, su terreni a scaglia rossa. L’affinamento prevede 12-18 mesi in tonneaux, seguiti da 12 mesi in acciaio e ulteriori 18 mesi in bottiglia.
Al naso offre spunti floreali e vegetali, note di frutti neri come il ribes e una componente balsamica, con richiami mentolati e sfumature ematiche. Al palato il frutto è carnoso e vellutato, sostenuto da volume e pienezza.
Colli Euganei Riserva Borgo delle Casette – Il Filò delle Vigne, 2020
Un assemblaggio di Cabernet Sauvignon (70%), Cabernet Franc (15%) e Carmenere (15%), ottenuti da uve coltivate su terreni calcarei e marnosi. L’affinamento, secondo gli appunti raccolti durante la degustazione, prevede 24 mesi in botti di rovere di primo, secondo e terzo passaggio, seguiti da un anno in acciaio e un ulteriore anno in bottiglia.
Chiude la masterclass un altro vino intrigante e dotato di carattere. Molto fresco e vibrante, pur mostrando già piacevoli note evolutive, rivela sentori di ribes, viola e glicine, accompagnati da una speziatura che richiama il pepe di Sichuan. Al palato conserva freschezza e un buon equilibrio, con una bella lunghezza gustativa.
Coniugare maturità e freschezza
La masterclass ha offerto diversi spunti di riflessione. Uno dei più interessanti riguarda la capacità dei rossi dei Colli Euganei di coniugare struttura e maturità con una freschezza che può conservarsi anche nel tempo.
Sono vini che possono conquistare per le loro note speziate, cineree e talvolta ematiche, ma anche per la capacità di evolvere senza perdere necessariamente slancio e bevibilità. Caratteristiche che li rendono interessanti anche dal punto di vista gastronomico, con possibilità di abbinamento che spaziano dalle carni alle preparazioni più strutturate, fino ai piatti in cui una componente speziata può trovare un’interessante corrispondenza nel vino.
La presenza significativa delle varietà bordolesi offre inoltre uno spunto di confronto con altre aree vocate, italiane e internazionali. Se da un lato Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc richiamano inevitabilmente i modelli francesi, dall’altro la loro interpretazione nei Colli Euganei permette di cogliere il ruolo del territorio nel definirne struttura, freschezza ed espressione aromatica.
Un’occasione per ricordare come il Veneto non sia soltanto la terra di grandi denominazioni ormai consolidate, ma anche un mosaico di territori capaci di offrire interpretazioni differenti e meritevoli di approfondimento.

Altri appunti dall’evento Rosso Autoctono
Al di fuori della masterclass, alcuni altri assaggi mi hanno colpito particolarmente. Scelgo di soffermarmi in questo articolo soprattutto su alcune denominazioni o vini che conoscevo meno approfonditamente, senza intenzione di penalizzare l’interessante ed ampia varietà dell’offerta presentata durante la giornata.
Colli di Conegliano Rosso Riserva: la riscoperta con Salatin e Colvendrà
Tra le proposte che ho trovato interessanti ci sono quelle di Salatin e Colvendrà, due aziende che al banco hanno presentato anche il Colli di Conegliano Rosso Riserva, una tipologia ancora poco conosciuta e, a mio avviso, meritevole di maggiore attenzione.
La DOCG Colli di Conegliano Rosso prevede l’impiego di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Marzemino, con precise condizioni relative alle proporzioni delle varietà. Sono inoltre ammesse, entro i limiti stabiliti dal disciplinare, alcune varietà complementari, tra cui l’Incrocio Manzoni 2.15 e il Refosco dal peduncolo rosso.
Nel calice ho trovato – come filo conduttore tra le due aziende – un rosso intrigante e di buona complessità, capace di alternare note fruttate e floreali a sensazioni vegetali e speziate. Con l’evoluzione in bottiglia, il profilo può arricchirsi ulteriormente, sviluppando anche richiami al cuoio e altre note terziarie.
Una tipologia che meriterebbe di essere conosciuta meglio, soprattutto da chi vuole approfondire la varietà delle espressioni dei rossi veneti.
Meritevole di menzione anche il Refrontolo passito sempre dell’azienda Colvendrà: una chicca squisita che da tempo non assaggiavo!



Altri tagli bordolesi: Loredan Gasparini e Case Paolin
Due aziende che ho ritrovato volentieri e che hanno accompagnato alcuni dei miei primissimi passi alla scoperta del mondo del vino sono state Loredan Gasparini, con l’iconico Capo di Stato e Case Paolin, con il loro San Carlo, Montello DOCG.
Due vini che, pur attraverso interpretazioni differenti, cercano di coniugare complessità, eleganza e capacità evolutiva, senza rinunciare alla freschezza e al piacere della beva, e che sono anche testimoni delle potenzialità dei tagli bordolesi nel territorio del Montello e dell’Asolano. Un’ulteriore occasione di confronto con i Colli Euganei, che permette di osservare come queste varietà possano esprimersi con successo in contesti territoriali differenti.


Tai Rosso e l’anima dei Colli Berici
Ho sempre conosciuto il Tai Rosso soprattutto attraverso interpretazioni agili, dai tannini generalmente contenuti, conviviali e particolarmente versatili a tavola. Un rosso che fa della piacevolezza e della vocazione gastronomica alcuni dei suoi tratti più riconoscibili.
Durante Rosso Autoctono, però, ho avuto modo di soffermarmi su alcune interpretazioni di maggiore struttura ed evoluzione, grazie agli assaggi di Tai Rosso Riserva presentati da PuntoZero e Pegoraro.
Questi vini hanno offerto l’occasione di scoprire una dimensione diversa del vitigno: maggiore profondità, persistenza e complessità. Un confronto interessante, perché ricorda come anche un vitigno tradizionalmente associato a vini immediati e conviviali possa esprimere sfumature più articolate, in funzione del luogo di coltivazione e delle scelte del produttore.


Syrah sui Colli Euganei: un inaspettato richiamo al Rodano
La realtà di Marco Sambin mi ha colpito durante la masterclass, tanto da spingermi a tornare al banco d’assaggio per scoprire altri suoi vini. Dopo Marcus — di cui ho riassaggiato al banco anche l’annata 2019, ritrovando lo stesso interesse e la stessa soddisfazione per questa tipologia di vino — mi hanno colpito ancora il Cabernet Franc ma soprattutto il Syrah Johannes.
A colpirmi, in particolare, è stata la vocazione del territorio per questa varietà. Le uve di Syrah provengono da terreni calcareo-argillosi caratterizzati da grosse pietre, un contesto che mi ha riportato alla mente il Rodano, una delle aree d’Oltralpe più vocate per il Syrah.
Il vino ha struttura e tannino, ma gli elementi più incisivi sono ben integrati ed equilibrati. Al naso emergono frutti neri selvatici, sottobosco e pepe, accompagnati da note che richiamano la selvaggina.
L’equilibrio è forse il filo conduttore dei vini di questa azienda: un’eleganza che si ritrova anche nelle interpretazioni più strutturate, senza che la potenza finisca per prevalere sull’armonia.

L’importanza di scoprire il proprio territorio
Spesso diamo per scontato ciò che ci circonda e siamo forse più attratti da ciò che ci porta oltre i confini, dalla possibilità di confrontarci con altre zone e tradizioni. Eppure, talvolta, il punto di partenza migliore è proprio ciò che abbiamo più vicino, perché anche il nostro territorio può continuamente riservare scoperte e offrire prospettive nuove.
L’evento è stato un’occasione per approfondire le potenzialità dei rossi veneti e coglierne lo spessore, ma anche per creare una sorta di dialogo e mettere a confronto territori, vitigni e interpretazioni differenti. Ne è emerso un panorama variegato, capace di andare oltre le aspettative e di offrire nuovi spunti di approfondimento.
AM