3 vitigni autoctoni da non perdere: 2a parte con il Pugnitello!

Continua la scoperta degli autoctoni Toscani

Eccoci alla seconda puntata dedicata a 3 varietà autoctone toscane che ho potuto conoscere e approfondire grazie ai vini dell’azienda Mannucci Droandi. La scorsa volta vi ho introdotto il Barsaglina, mentre oggi il protagonista è il vitigno Pugnitello.

Non si sa molto circa l’origine di questo vitigno, anche se è stato rinvenuto in provincia di Grosseto. Ci troviamo di fronte a un vitigno molto curioso, un po’ faticoso da gestire ma dal grande potenziale. Vigoroso ma scarsamente produttivo, soggetto sviluppare numerose “femminelle”, sensibile alle malattie fungine, lento a maturare. Infine, la sua produzione è abbastanza limitata. Eppure nonostante tutti questi “contro”, dal Pugnitello si possono ottenere uve di ottima qualità e anche altrettanti vini di interessante spessore. 

Pugnitello: descrizione e degustazione

vitigno Pugnitello Mannucci Droandi

Soprattutto se confrontato col Barsaglina che ho assaggiato la scorsa puntata, direi che la differenza è evidente. Da un vino più “casereccio” e quotidiano, di piacevole e pronta beva, ci spostiamo a un vino con un po’ di complessità in più. Alla cieca, ammetto che portandolo al naso lo avrei quasi scambiato per un Sangiovese. L’impatto floreale che ho in mente di questo vitigno, l’ho trovato infatti immediato anche nel Pugnitello. Ovviamente non confondiamo le due cose, ma ho trovato interessante individuare una bella ricchezza di questo vino già al naso. Al floreale intenso si sono aggiunte infatti note di grafite e una mineralità che ho ritrovato piacevolmente anche in bocca. Strutturato ed equilibrato, presenta un tannino abbastanza deciso ma non aggressivo, e una bella acidità e persistenza. Nel complesso quindi ho ritrovato quello che mi avevano anticipato alcune informazioni che ho condiviso con voi all’inizio. Si tratta di un vitigno forse “difficile”, ma dal buon potenziale qualitativo che ritroviamo sicuramente in quello di Mannucci Droandi. 

Mi sento di non escluderlo come alternativa a un Sangiovese giovane quando lo vogliamo abbinare con dell’ottima carne alla griglia! Mentre rispetto alla longevità potenziale, a mio avviso è un vino che tra qualche tempo potrebbe ancora regalare qualche bella sorpresa. Una piccola chicca su cui vale la pena investire? Sicuramente vi consiglio di provarlo almeno una volta, magari mettendo da parte un paio di bottiglie da aprire a distanza per vederne l’evoluzione!

Ci resta ancora una puntata amici, con quale vitigno chiuderemo in bellezza?? 🙂

Alla prossima!

 

 

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Alessandro

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