Alla scoperta di Moulin-à-Vent, un cru del Beaujolais da riscoprire
Finiscono spesso per attirarmi territori piccoli e poco conosciuti, zone che vivono nell’ombra di aree più celebri e storicamente riconosciute come “vocati”. È successo di recente assaggiando un Moulin-à-Vent, un vino che ha acceso la mia curiosità e mi ha spinto ad approfondire questa denominazione.
Moulin-à-Vent non è un vitigno, ma uno dei dieci cru del Beaujolais. Una zona spesso semplificata, talvolta sottovalutata, ma che nella sua parte settentrionale offre condizioni ideali per una viticoltura di qualità.
Il territorio di Moulin-à-Vent
I vigneti di Moulin-à-Vent si trovano generalmente tra i 250 e i 400 metri di altitudine. Le esposizioni favoriscono una maturazione progressiva delle uve, senza eccessi di calore. Il clima è semi-continentale, con estati calde ma non estreme e notti fresche: un equilibrio che aiuta a preservare freschezza e precisione aromatica nei vini.
Il vero elemento distintivo è però il suolo. Qui dominano terreni granitici molto antichi, spesso arricchiti da manganese. Sono suoli poveri e ben drenanti, diversi da quelli più fertili e argillo-calcarei del Beaujolais meridionale.
Limitano naturalmente le rese e spingono la vite a radicare in profondità.
Non a caso Moulin-à-Vent viene spesso definito il cru più “borgognone” del Beaujolais, capace di dare vini più strutturati e adatti all’evoluzione nel tempo.
Château des Moriers – Vieilles Vignes
L’etichetta che ha acceso la mia curiosità è stata il Moulin-à-Vent “Vieille vignes” di Château des Moriers.
Un vino prodotto da uve vendemmiate da vecchie vigne di Gamay site nell’unico ettaro di proprietà presso Moulin-à-Vent (l’azienda ha 9 ettari totali comprensivi di vigneti in Fleurie). La produzione segue uno stile piuttosto tradizionale:
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vendemmia manuale
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selezione accurata delle uve
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macerazioni più lunghe rispetto allo stile Beaujolais più semplice
La vinificazione si discosta infatti dalla macerazione carbonica tipica della zona più meridionale del Beaujolais, e l’obiettivo è estrarre struttura e profondità, mantenendo il frutto al centro. I vini di quest’area sono anche tendenzialmente longevi e pertanto destinati a regalare soddisfazioni anche nel lungo tempo.
Degustazione e considerazioni
Il vino colpisce per la gradevole complessità aromatica: al naso emergono frutti rossi selvatici, succosi e leggermente aciduli. Seguono rosa canina e una sottile nota di scorza di agrume. Una complessità fresca e dinamica, che lascia intuire un profilo ancora in divenire. Caratteristiche che risultano ancora più interessanti se considerate insieme al grado alcolico contenuto (12,5%), che accompagna una beva slanciata, pur in presenza di un’intrigante complessità. In bocca l’acidità è piuttosto intensa. Forse leggermente sporgente nell’assaggio attuale, ma non tale da penalizzare la degustazione.
È un vino pronto da bere, ma con un potenziale di evoluzione attendibile.
In definitiva un vino che mi ha positivamente colpito e che rafforza il desiderio di approfondire ulteriormente Moulin-à-Vent, una denominazione capace di sorprendere e che merita senza dubbio maggiore attenzione.
