Manzoni Bianco nel tempo: una piccola verticale di Casa Baccichetto

Giovedì scorso abbiamo messo a confronto quattro annate di Manzoni Bianco dell’azienda Casa Baccichetto. L’idea è nata quasi per curiosità: tempo fa ci era capitato di aprire una bottiglia dell’azienda con qualche anno sulle spalle e il risultato ci aveva sorpreso positivamente.

Non si tratta infatti di una linea “premium” pensata per esprimere un Manzoni particolarmente strutturato o complesso. Al contrario, è un vino che nasce con un’idea piuttosto chiara: offrire una beva fresca, immediata, piacevole, da apprezzare soprattutto nella sua vivacità.

Eppure il Manzoni Bianco è una varietà che spesso sa sorprendere anche con qualche anno di bottiglia. Proprio per questo la curiosità era capire cosa avrebbe potuto esprimere nel tempo un vino pensato per un consumo più giovane, anche alla luce di quella precedente esperienza con una bottiglia dell’azienda che ci aveva colpito positivamente.

Le annate messe da parte negli anni erano quattro: 2017, 2020, 2021 e la recente 2024.

Un breve richiamo al Manzoni Bianco

Prima di entrare nella degustazione, vale la pena ricordare brevemente l’origine di questa varietà. Il Manzoni Bianco fu studiato negli anni ’30 dal professor Luigi Manzoni presso la Scuola Enologica di Conegliano. In un periodo segnato dalle conseguenze della fillossera, la ricerca ampelografica cercava nuove soluzioni: recuperare il patrimonio viticolo e sperimentare varietà capaci di adattarsi meglio ai territori e alle sfide agronomiche del tempo.

Il Manzoni divenne presto uno degli incroci più interessanti nati in quel contesto. Non è la prima volta che ne parlo: è una varietà che mi incuriosisce molto e che ho già approfondito in passato. Se volete saperne di più, ne parlavo anche in questo articolo .

La degustazione

2024

Il più giovane del gruppo esprime esattamente lo stile che Casa Baccichetto vuole trasmettere.
Un Manzoni fresco, diretto, immediato ma non banale. L’aromaticità è abbastanza avvolgente e si traduce in un palato altrettanto vivace e pulito, dove la freschezza resta il filo conduttore della beva.

2021

Con il 2021 iniziano a emergere i primi segnali del tempo. Il vino perde parte della sua immediatezza e acquista una dimensione più profonda: le note risultano leggermente più concentrate e il palato diventa più avvolgente, con una sensazione di maggiore “polpa”.

2020

Assaggiare il 2020 subito dopo il 2021 è forse il passaggio più interessante della degustazione.
Quando le annate sono così vicine, emerge chiaramente quanto sia proprio il millesimo a fare la differenza. All’impatto iniziale il vino appare in linea con il 2021, ma la sua acidità è decisamente più affilata, quasi tagliente. Un equilibrio meno morbido ma che lascia pensare a una potenziale capacità evolutiva persino maggiore. Sarebbe interessante approfondire com’è stata l’annata 2020 in questa zona: spesso sono proprio questi dettagli climatici a spiegare certe differenze nel bicchiere.

2017

La sorpresa finale è stata la 2017. Paradossalmente torna a muoversi su un registro più vicino al 2021: maggiore avvolgenza, più concentrazione e una sensazione gustativa più piena. Il vino non perde freschezza, ma si muove su una dimensione più matura e rotonda.

Dove cambia davvero il vino

Durante la degustazione ci siamo soffermati molto più sugli aspetti gustativi che su quelli olfattivi. Non significa che non si percepissero differenze aromatiche: la 2024, ad esempio, spiccava chiaramente per la sua freschezza esuberante. Tuttavia, nel complesso, non è uno stile di Manzoni che evolve in modo particolarmente spettacolare dal punto di vista aromatico — almeno se confrontato con altre interpretazioni della varietà degustate in passato.
E in fondo è anche normale.

Parliamo di un vino che rimane stabilmente sotto i dieci euro, pensato per la bevibilità e non per costruire un percorso evolutivo complesso. L’esperimento nasceva proprio da questo: capire cosa potesse succedere nel tempo a un vino nato per essere bevuto giovane.

Quanto ha senso parlare di potenziale?
Il Manzoni Bianco dimostra spesso una sorprendente capacità di sfidare il tempo. E lo fa non solo nelle versioni più ambiziose, ma talvolta anche in quelle più semplici, nate per un consumo immediato. Forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della varietà: la sua capacità di andare oltre le aspettative iniziali.

Perché a volte basta dimenticare qualche bottiglia in cantina per scoprire che anche un vino quotidiano può raccontare una storia diversa. E ricordarci che il tempo, nel vino, non è sempre una promessa: a volte è semplicemente una possibilità. 🍷

Degustazione verticale di Manzoni Bianco Casa Baccichetto con quattro annate.