Sandro Libera Tutti: incontrare davvero Sandro Pertini
Non poteva esserci penna più adatta di quella di Luigi Garlando per riportare al giorno d’oggi la figura e la storia di Sandro Pertini, anche per chi non ha avuto modo di studiarlo davvero sui libri di scuola.
A scuola, infatti, spesso non si arriva mai abbastanza lontano per comprendere fino in fondo figure come la sua. Restano nomi, date, qualche episodio. Poi, se si è fortunati, nasce più avanti la curiosità di approfondire. Ma senza qualcuno capace di raccontare quel contesto, tutto rischia di rimanere distante.
Questo libro fa esattamente il contrario: avvicina, scalda, rende attuale.
Una storia che emoziona e parla al presente
Ho davvero amato davvero molto questo libro, e lo considero uno dei migliori scritti da Garlando.
Non mi vergogno a dire che mi ha addirittura commosso in più punti, soprattutto nei capitoli iniziali dedicati alla giovinezza e agli anni della guerra. La narrazione è così viva da risultare incredibilmente attuale, soprattutto in un periodo storico in cui sentiamo costantemente parlare di conflitti.
Certo, parla di un uomo politico, e sappiamo quanto la politica possa dividere e generare contrasti. Ma provando a mettermi anche nei panni di un lettore più giovane, penso che il messaggio che emerge non sia tanto un messaggio politico in senso stretto, un invito a preferire un partito o l’altro. È semmai un’infusione di valori: rispetto, coraggio, sensibilità, senso di responsabilità.
Valori che più che mai oggi possiamo tradurre in qualcosa di molto concreto: essere cittadini più consapevoli.
Perché leggere Sandro Libera Tutti oggi
Uno dei punti di forza del libro è proprio la capacità di riportare in vita quella fiamma che caratterizzava Pertini.
Una fiamma fatta di desiderio di libertà, senso di giustizia, impegno reale, vissuto in prima persona, accanto alle persone. Non una figura distante, superficiale, ma un uomo che ha combattuto, sbagliato, insistito, sempre mettendosi in gioco. Ed è proprio questo che lo rende ancora oggi un esempio concreto e positivo.
Ecco perchè questo libro non è solo un racconto storico ma anche un promemoria. Ci ricorda che certi valori – libertà, responsabilità, partecipazione alla vita civile – non appartengono solo al passato. E che, anche se il contesto è cambiato, ognuno può fare la propria parte.
In questo Luigi Garlando riesce in qualcosa di raro: trasformare la memoria in qualcosa di vivo.
L’abbinamento libro-vino: Raboso, carattere e identità
Non potevo che scegliere un vino a base di Raboso per questo abbinamento libro-vino. È un vitigno che non cerca di piacere a tutti: ruvido, diretto, a tratti spigoloso, con acidità viva e carattere deciso. Proprio come Sandro Pertini: combattente, coerente, mai accomodante.
Eppure il Raboso sa anche essere sorprendentemente versatile. Può parlare a chi cerca una beva immediata e sincera, ma anche a chi ama profondità, evoluzione e complessità. Di nuovo, un po’ come Pertini stesso, capace di dialogare tanto con gli intellettuali quanto con il popolo.
In più, il Raboso nasce nelle terre del Piave, territori segnati dalla storia e dalla guerra: un legame che rende questo abbinamento ancora più forte, quasi una questione di memoria.
Ho scelto il Raboso Gelsaia di Cecchetto , una delle interpretazioni più rappresentative e storiche del vitigno: un vino che anticipa lo stile poi confluito nella DOCG Malanotte del Piave e che nasce dall’idea di dare maggiore profondità al Raboso senza snaturarne l’anima. Trovate un mio precedente articolo dedicato all’azienda a questo link.
Una parte delle uve viene lasciata appassire per alcune settimane dopo la raccolta tardiva: un passaggio che concentra aromi e struttura, ammorbidendo allo stesso tempo i tannini più taglienti. Dopo il lungo affinamento tra legno e bottiglia nasce così un Raboso intenso e maturo, dove marasca, spezie e frutta sotto spirito convivono con quella freschezza vibrante che rende il vitigno immediatamente riconoscibile.
Un vino che sa di casa
Da quando è iniziato il mio viaggio nell’infinito mondo del vino ho assaggiato moltissime tipologie diverse. Eppure è con un calice di Raboso che mi sento sempre a casa.
Non è un vino che cerca di impressionare al primo sorso, né quello che scegli d’istinto davanti allo scaffale di un’enoteca. Però resta. Piano piano sa ammaliare, invitare all’ascolto — o meglio — a una degustazione più lenta, riflessiva e consapevole.
Proprio come certe storie.
Se ti interessa questo tipo di percorso tra lettura e degustazione, trovi altri abbinamenti libro-vino dedicati ai libri di Garlando in questa sezione.
Buona lettura!
AM