Ci sono vini che, oltre a farsi apprezzare nel calice, spingono ad approfondire il territorio da cui provengono. È quello che mi è successo con Schwoga Reserve, un Grüner Veltliner della cantina Weingut Schweighofer.
L’obiettivo iniziale era conoscere meglio uno dei vitigni simbolo dell’Austria. In realtà, mi sono ritrovato a voler con l’occasione approfondire un Paese vitivinicolo che, pur rappresentando appena l’1% della produzione mondiale, è oggi tra i più interessanti d’Europa per identità e qualità e che investe in metodi di vinificazione avanzati.

Prima di raccontarvi il vino, quindi, facciamo un breve viaggio in Austria.


L’Austria: un piccolo produttore con una forte identità


L’Austria produce circa 2,2 milioni di ettolitri di vino all’anno, pari a circa l’1% della produzione mondiale (fonti: OIV, Statistik Austria).
Una percentuale rimasta sorprendentemente stabile negli ultimi vent’anni.

Se i volumi sono rimasti pressoché invariati, è invece cambiato profondamente il modo di raccontare il vino austriaco. Negli ultimi decenni il Paese ha investito nella valorizzazione delle proprie aree più vocate attraverso il sistema delle DAC (Districtus Austriae Controllatus), denominazioni che identificano i territori maggiormente rappresentativi e i loro vini più tipici. Sono collocate quasi interamente nella metà orientale del Paese, dove ci sono le condizioni climatiche più favorevoli per la viticultura.

Oggi il vino austriaco è quindi sinonimo di precisione, territorialità e attenzione alla qualità, più che di grandi numeri.

Il Weinviertel: la patria del Grüner Veltliner

Lo Schwoga Reserve nasce in Weinviertel, la più estesa regione vitivinicola dell’Austria, situata nel nord-est del Paese, al confine con Repubblica Ceca e Slovacchia.

Il clima è continentale, caratterizzato da inverni freddi, estati calde e secche ed elevate escursioni termiche tra giorno e notte. A questo si aggiungono i tipici suoli di löss, sedimenti fini trasportati dal vento che favoriscono vini eleganti, profondi e particolarmente adatti alla coltivazione del Grüner Veltliner.

Non è un caso che proprio Weinviertel sia diventata nel 2003 la prima DAC dell’Austria, contribuendo a definire l’identità moderna del vino austriaco.

Se vi interessa approfondire meglio l’argomento sul sistema di classificazione austriaco vi rimando a un link dove troverete informazioni a riguardo spiegate molto bene.


Grüner Veltliner: molto più di un vino fresco

Il Grüner Veltliner è il vitigno più coltivato del Paese e rappresenta circa un terzo dell’intera superficie vitata austriaca.

È una varietà a maturazione medio-tardiva che può dare interpretazioni molto diverse: dai vini più semplici e fragranti fino a etichette di grande struttura e longevità.

Confesso che, fino a questo assaggio, lo associavo soprattutto a vini freschi e immediati. Lo Schwoga Reserve mi ha invece mostrato un volto completamente diverso del Grüner Veltliner, fatto di profondità, complessità e notevole capacità evolutiva.


Schwoga Reserve: una piccola produzione da tenere d’occhio

La cantina Weingut Schweighofer, con sede a Zistersdorf, è una realtà familiare che negli ultimi anni ha puntato con decisione sulla qualità e su una viticoltura sempre più sostenibile e approccio biodinamico, attualmente in conversione al biologico. Oggi la conduzione della proprietà e dei suoi 9.5 ettari è guidata dal giovane Hannes Schweighofer.

Schwoga Reserve Ried Sommerbergen 2021 nasce da un singolo vigneto, Sommerbergen, di circa 25 anni. Le uve vengono raccolte manualmente, sottoposte a una breve macerazione sulle bucce, pressate a grappolo intero e vinificate in acciaio. Il vino rimane poi in affinamento per circa due anni prima dell’imbottigliamento.

La produzione di questo vino è estremamente limitata: appena 666 bottiglie.
Ne sono venuto a conoscenza attraverso The Wine Gambler’s Room, che gode dell’esclusiva per la vendita in Italia.


La degustazione

Quello che mi ha colpito maggiormente durante la degustazione di questo vino è stato l’equilibrio: Schwoga Reserve offre un sorso pieno, rotondo e consistente, sostenuto da una piacevole freschezza che accompagna tutta la degustazione. La struttura è importante ma ben bilanciata, con una persistenza lunga e una complessità che emerge progressivamente nel bicchiere, invogliando a proseguirne la scoperta col giusto tempo ma anche con un “ce n’è un altro calice?!”.

Al naso ritroviamo note agrumate e tropicali, mai eccessivamente mature, accompagnate da una raffinata componente speziata, firma del Grüner Veltliner, che dona ulteriore profondità al vino.

È una bottiglia che sa già regalare soddisfazioni oggi, ma che lascia intuire un interessante potenziale evolutivo negli anni a venire.


Un vino che invita a guardare oltre

L’Austria continua tutt’oggi a rappresentare solo una piccola parte della produzione mondiale, ma ha costruito una forte identità attraverso territori ben definiti, vitigni autoctoni e una filosofia produttiva orientata alla qualità.

Lo Schwoga Reserve è stato per me un ottimo punto di partenza per conoscere meglio questo mondo e, se non avete ancora esplorato i vini austriaci, la Weinviertel DAC potrebbe essere uno dei luoghi migliori da cui iniziare.

AM