Jura che non sono Jaune

Chi ha detto che dobbiamo conoscere i vini dello Jura soltanto attraverso lo stile ossidativo?

Devo ammettere che, finora, dei Vin Jaune che ho degustato non sono mai riuscito ad apprezzare davvero molto. Non è una categoria che fa per me — o, per carità, magari mi manca ancora l’esperienza necessaria per approcciarla e valutarla nel modo giusto.

Ma quando parliamo di Savagnin dello Jura, oltre alla tradizionale versione sous voile in stile ossidativo, si parla anche di ouillée: in questo caso, l’affinamento avviene con il rabbocco delle botti, mantenute colme per limitare il contatto del vino con l’ossigeno e impedire la formazione del caratteristico voile di lieviti.

Una scoperta alla cieca

L’occasione di approfondire questa tipologia di vino c’è stata in occasione di una cena fra amici, quando è stato servito alla cieca Il Savagnin Ouillé 2022 di Marie-Pierre Chevassu-Fassenet.

Questa azienda si trova a Ménétru-le-Vignoble, nel cuore dello Jura. La casa di famiglia è un’antica tuilerie, una fornace di tegole e laterizi, che ospita cantine risalenti al XVIII secolo. Nel 2008 Marie-Pierre ha preso le redini dell’azienda, che oggi conta circa 4,5 ettari: una realtà di dimensioni contenute, profondamente legata al territorio e alla sua tradizione viticola.

Quando la bottiglia è stata svelata, sono rimasto sinceramente sorpreso. Finora avevo approcciato lo Jura esclusivamente attraverso i Vin Jaune e mi sono trovato davanti a un’espressione completamente diversa: freschezza, salinità, croccantezza, pulizia e anche una certa eleganza.

Non era necessariamente il vino più complesso della serata — ne erano stati serviti altri decisamente più maturi e articolati — eppure, alla fine, è stato il calice che mi ha soddisfatto di più.

Era giovane, certo, ma proprio per questo mi ha lasciato la sensazione di avere davanti anche una bella prospettiva di evoluzione. E parliamo già di un vino del 2022.

Il territorio dello Jura e i due volti del Savagnin

Tra gli elementi che caratterizzano quest’area dello Jura ci sono le marne grigie del Lias, terreni ricchi di argilla e componenti calcaree, particolarmente adatti al Savagnin.

È un elemento del terroir che ritrovo bene nella sensazione restituita dal vino: freschezza, tensione e una componente sapida che accompagna il sorso e ne sostiene la dinamica.

In questo contesto il Savagnin blanc è uno dei vitigni simbolo dello Jura. Appartiene alla famiglia dei Traminer, ed è una varietà dal germogliamento simile al Chasselas, con maturazione piuttosto tardiva, grappoli piccoli e acini dalla buccia spessa.
Non particolarmente produttivo, trova nei suoli marnosi dello Jura un ambiente ideale e riesce a raggiungere una buona maturità conservando acidità e tensione.

Ma è proprio la sua capacità di esprimersi in modi molto diversi a renderlo interessante: può essere affinato sotto voile, sviluppando i caratteri tipici delle espressioni ossidative, oppure vinificato in versione ouillée, preservando un profilo più fresco, preciso e diretto.

Due volti molto diversi dello stesso vitigno, entrambi profondamente legati allo Jura.

Conoscere un territorio, una bottiglia alla volta

Forse è questo il bello della degustazione alla cieca: a volte pensi di conoscere un territorio perché ne hai già incontrato le espressioni più celebri. Poi arriva una bottiglia inattesa e ti costringe a rimettere tutto in discussione, stuzzicando nuove conoscenze e suggestioni.

Per me, questo Savagnin Ouillé 2022 è stato esattamente questo: la scoperta di uno Jura che conoscevo molto meno di quanto pensassi.

E forse è proprio da qui che vale la pena ricominciare a conoscerlo.

AM