Torna una nuova puntata di Abbinamenti libro-vino

Come accennavo nel precedente articolo dedicato a questa rubrica, fra i primi libri che ho deciso di raccontare ci sono quelli di un autore che ho recentemente letto e apprezzato molto, Luigi Garlando.

Oggi tocca a Mosche, cavallette, scarafaggi e premio Nobel, che, a dispetto del titolo poco invitante, racconta una storia davvero particolare.

Ispirandosi a una vicenda vera, Luigi Garlando ci porta a conoscere Rita Levi Montalcini, una delle personalità che più ha lasciato il segno nella storia italiana. Lo fa però attraverso una storia che non è soltanto quella della celebre scienziata. È soprattutto la storia di un incontro e del percorso di un ragazzo che, partendo da una situazione tutt’altro che semplice, arriverà a vivere un’esperienza che probabilmente non avrebbe mai immaginato.

Devo ammettere che la figura di Rita Levi Montalcini mi è sempre stata familiare. Non avevo però mai approfondito davvero la storia delle sue scoperte e, soprattutto, alcuni aspetti della sua vita. Questo libro è stata quindi una buona occasione per rimediare, ma anche per guardare alla sua figura da una prospettiva diversa.

Il libro

Il libro nasce dall’incontro di Garlando con Luigi Aloe, nonno di due ragazzi appassionati alla serie Gol dell’autore. Aloe gli racconta una parte della propria vita: quella che lo portò, da giovane, a diventare assistente di laboratorio di Rita Levi Montalcini. Con lei avrebbe instaurato un rapporto che sarebbe andato ben oltre quello professionale.

Non voglio raccontare troppo della trama, perché credo che parte del piacere della lettura stia proprio nel seguire il percorso di Luigi e scoprire poco alla volta dove lo porteranno le occasioni che incontra.

Quello che mi ha colpito maggiormente è proprio questo: quanto spesso nella vita non siamo in grado di capire immediatamente il valore di un’occasione.

Luigi attraversa diverse difficoltà, cambia lavori e si trova davanti a situazioni che sembrano lontanissime da quello che sarà il suo futuro. Eppure continua ad imparare, a mettersi alla prova e, soprattutto, a non considerare definitive le condizioni in cui si trova.

È un aspetto che ho trovato molto interessante. Il libro non racconta infatti il successo come qualcosa di improvviso, ma come il risultato di tante piccole esperienze. Anche quelle apparentemente insignificanti possono, nel tempo, prendere una direzione completamente diversa.

E forse è proprio questo il significato di quella frase sulle mosche che dà origine al titolo: per catturarle bisogna andare loro incontro, non rincorrerle da dietro. Una frase che all’inizio può sembrare quasi curiosa, ma che nel corso della storia diventa una sorta di filo conduttore.

Perché mi è piaciuto

La parte più scientifica del libro è sicuramente uno degli aspetti che ho apprezzato durante la lettura. Garlando riesce, come sempre con parole semplici, a raccontare una delle scoperte più importanti di Rita Levi Montalcini senza trasformare il libro in una lezione di scienza.

Ma ciò che mi è rimasto maggiormente è il rapporto fra due persone apparentemente molto distanti: una grande scienziata e un ragazzo che deve costruirsi passo dopo passo la propria strada. Nel loro incontro, però, queste distanze sembrano quasi scomparire.

È una storia che mi ha fatto riflettere su quanto sia importante saper riconoscere le opportunità, anche quando non si presentano nella forma che ci aspettiamo, e sulla necessità di continuare ad imparare, con curiosità e umiltà.

Forse è proprio questo che rende il libro ancora attuale, soprattutto per i più giovani: ricordarci che non sempre possiamo sapere dove ci porterà un’occasione apparentemente piccola. Possiamo però scegliere se andarle incontro oppure lasciarla passare.

Il vino

Saver è (anzi era…!) un vino prodotto dall’azienda Monteversa a base di uva Glera, secondo il metodo di rifermentazione in bottiglia. Dico era perché purtroppo questo vino non sarà più prodotto, ma a me è sempre rimasto in qualche modo nel cuore.

Ho conosciuto la realtà di Monteversa durante una degustazione qualche anno fa, attraverso la figura di Giovanni Bressanin, anima dell’azienda. Da allora seguo costantemente i loro passi, le novità e i cambiamenti, apprezzando la semplicità dei loro valori. Con Giovanni, poi, ogni incontro è sempre un’occasione di confronto e di arricchimento.

La sua è una realtà guidata quasi più dalla voglia di comprendere come valorizzare un territorio che da quella di emergere commercialmente. Un continuo perfezionare e sperimentare, proprio come le vicende di Luigi e Rita.

Saver è il vino che, la prima volta, mi ha più colpito di questa azienda. E pensare che, per certi versi, è così semplice.

Mi ha suggerito l’Abbinamento libro-vino di oggi anche per il gioco di parole della parola stessa: Saver, in dialetto veneto, significa sapere. E questo mi ha immediatamente ricondotto al sapere rappresentato dalla grande scienziata.

Ma è anche un sapere inteso come quella lampadina da tenere sempre accesa: la curiosità, la voglia di comprendere, di imparare e di continuare a cercare.

Anche la tecnica con cui è prodotto, la rifermentazione in bottiglia, mi rimanda a quella impiegata in passato per produrre i vini frizzanti. I primi errori, i primi esperimenti, tutti i passaggi che nel tempo hanno portato i produttori a migliorare e perfezionare la qualità.

E pensando al mondo del vino in sé, immagino quanta storia ci sia dietro ogni singolo chicco. Quanta fatica e passione di chi lavora la terra e quanto oggi possiamo beneficiare di tutto ciò: una continua evoluzione, fatta spesso proprio di insegnamenti del passato e tecnologie moderne.

Saver è un calice fatto di profumi floreali e fruttati fragranti, una beva agile e fresca. Un inno alla semplicità che ripaga con grande piacevolezza e un pizzico di spensieratezza. Quello stesso spirito con cui, forse, anche il libro di Garlando ci invita a guardare alla vita come a una infinita e grandiosa avventura.

Il libro lo troverete sicuramente in biblioteca o in libreria, il vino fino ad esaurimento scorte!

AM